Gas +130% ed energia elettrica +86% in sette mesi: i rincari colpiscono l’intera filiera e mettono a rischio soprattutto le piccole imprese e i contoterzisti. Francesco Viti, Presidente d’Area Pratese: «Siamo in una condizione più complessa rispetto al 2022, rifinizioni e tintorie le più a rischio nell’immediato futuro».
Caro Energia, il punto sul distretto tessile di CNA Toscana Centro
Quello che si avvia verso la conclusione rischia di essere uno degli anni più difficili degli ultimi tempi per il Distretto Tessile pratese. Alla persistente debolezza del mercato si somma infatti una nuova e pesante impennata dei costi energetici, che grava su tutta la filiera e colpisce in particolare le piccole imprese e il comparto dei contoterzisti, già alle prese con margini ridotti e una domanda ancora lontana dai livelli del recente passato.
È questo il quadro che traccia CNA Toscana Centro prendendo spunto dai principali indicatori energetici. Per quanto riguarda il gas, il costo medio è passato dai 35 euro al megawattora registrati a febbraio agli oltre 55 euro di giugno, fino agli attuali 80 euro, con un incremento di circa il 130% nell’arco di sette mesi. Analogo il trend dell’energia elettrica: dai 114 euro al megawattora di febbraio si è arrivati agli attuali 212 euro, con un aumento dell’86%.
Numeri che stanno producendo effetti sempre più pesanti sulle imprese del territorio, in particolare su quelle realtà che, pur sostenendo costi energetici elevati, non rientrano nei parametri per accedere alle agevolazioni previste per le aziende energivore.
«Gli aumenti che stiamo riscontrando in tutta la filiera del Distretto, specialmente per il mondo dei contoterzisti, sono oramai fuori controllo – afferma Francesco Viti, Presidente dell’Area Pratese di CNA Toscana Centro – stiamo parlando di piccole imprese che non raggiungono la soglia per arrivare ad ottenere gli incentivi come energivore. Quindi, gli aumenti sono reali, unitamente alla crescita delle tasse e, di conseguenza, diventa difficile riuscire a navigare in queste acque.
Sicuramente ci troviamo in una condizione assai più complessa rispetto al 2022 perché, all’epoca, la richiesta del mercato era molto alta mentre adesso siamo su livelli inferiori e, di conseguenza, è ancora più difficile non andare a far pesare i costi aggiuntivi sui clienti finali. Chi soffre di più sono sicuramente le rifinizioni e le tintorie, perché hanno un consumo elevato sia di energia elettrica che di gas: si tratta, tra l’altro, di imprese che nel corso degli anni hanno investito in efficientamento energetico con l’installazione di pannelli fotovoltaici e, adesso, si trovano in grande difficoltà. Non a caso, purtroppo, già da gennaio si stanno registrando numeri preoccupanti di chiusure di piccole imprese che non riescono più a sostenere queste spese».
In questo quadro appaiono oggi molto lontani gli scenari che avevano accompagnato lo stanziamento dei 10 milioni di euro previsti dalla Legge di Bilancio 2022 per sostenere il rilancio del Distretto Tessile pratese nel post-pandemia. Risorse che hanno consentito alle imprese di investire in sostenibilità, innovazione e transizione digitale, ma che si confrontano ora con una congiuntura economica particolarmente sfavorevole.
«Questa situazione si inserisce in una fase già estremamente delicata per tutto il comparto moda e tessile – dichiara Luca Benedetti, Presidente di Federmoda CNA Toscana Centro – Le imprese stanno affrontando contemporaneamente il rallentamento della domanda, l’aumento dei costi energetici e delle materie prime, oltre a una crescente difficoltà di accesso al credito. Il rischio concreto è quello di compromettere la competitività di una filiera che rappresenta un patrimonio produttivo, occupazionale e di competenze unico nel nostro territorio. È fondamentale intervenire rapidamente con misure strutturali che consentano alle aziende di recuperare margini, sostenere gli investimenti e accompagnare la transizione energetica e digitale, evitando che siano proprio le realtà più piccole e virtuose a pagare il prezzo più alto di questa congiuntura».
«Le piccole imprese da sei mesi fanno i conti con il costo dell’energia in aumento e da giugno sta salendo anche il costo del denaro – aggiunge il Presidente di CNA, Dario Costantini – È una tenaglia che riduce i margini, frena gli investimenti e rischia di indebolire il tessuto produttivo: le imprese non chiedono scorciatoie, ma condizioni eque per lavorare, investire e creare occupazione. Servono credito accessibile, energia a costi sostenibili, strumenti di garanzia efficienti e politiche costruite ascoltando l’intero mondo produttivo. Su questi obiettivi la CNA continuerà a far sentire con forza la voce degli artigiani e delle piccole imprese».




